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Nelle ultime settimane anche tra adolescenti e preadolescenti italiani ha cominciato a diffondersi una tendenza che già da mesi riguarda massicciamente i ragazzini statunitensi: quella di esclamare in una serie di occasioni piuttosto estemporanee le parole «six-seven», ovvero i numeri sei e sette in inglese. A volte può esserci una ragione di coincidenza. Magari il professore chiede alla classe di andare alla pagina 67 (o 6, o 7) del libro di testo, oppure 67 è il risultato di un’equazione, oppure qualcuno indossa la casacca col numero 6 o 7 durante la lezione di ginnastica: i ragazzini se ne accorgono, e magari ridacchiano, o in alcuni casi parte un piccolo coro di «six-seveeeen», cantilenato sempre nello stesso modo.

Molto spesso però non è nemmeno necessario che qualcuno menzioni il numero: c’è chi lo scribacchia sui banchi di scuola o sulla mano delle amiche, chi lo tira fuori quando esulta o per disturbare la classe in un momento di noia, o semplicemente perché gli è venuto in mente e vuole ricordarlo a tutti gli altri, sicuro di ottenere una reazione. C’è chi usa «six-seven» come riempitivo, quando non sa bene cosa rispondere, nello stesso modo in cui qualcun altro userebbe un «daje» o un «ci sta», e chi lo usa come sinonimo di «così così», una cosa carina ma non eccezionale. Ogni tanto l’espressione è accompagnata dal gesto che si fa con le mani in una situazione in cui si soppesano due opzioni, imitando una bilancia.