Scatta la caccia all’arma del delitto di Collegno: stamattina Michele Nicastri, l’insospettabile ingegnere che ha ucciso il rivale Marco Veronese, ha accompagnato i carabinieri nel punto in cui ha buttato il coltello utilizzato la notte del 23 ottobre.
Dopo essersi fatto medicare a casa dal fratello, l’assassino è uscito alle 4 per “spargere” i vestiti ad Avigliana e Caselette. Poi ha lanciato l’arma lungo la Dora, nel «ponte vicino all’Ikea e al cimitero di Collegno», come spiegato al pm Mario Bendoni dallo stesso Nicastri, 49 anni.
Che ora si trova con carabinieri, vigili del fuoco, polizia locale e penitenziaria fra via Venaria e via Sebusto a Collegno, nella speranza di ritrovare l’arma del delitto vicino al fiume. Presente anche l’avvocato Luca Calabrò, che assiste l’assassino insieme alla collega Chiara Gatto.
Ieri, intanto, il pm ha affidato ai Ris di Parma e alla sezione scientifica dei carabinieri di Torino l’incarico di analizzare le tracce di Dna e di sangue trovate sull’auto e a casa del killer. Gli accertamenti riguarderanno anche il coltello trovato accanto al corpo del 39enne Veronese, che poco prima di essere ucciso aveva mandato un messaggio a un’amica dicendo di aver visto l’uomo incappucciato che già in passato gli aveva tagliato le gomme della macchina: «Ho il coltello dietro, stavolta lo buco io».






