Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato a favore del piano di pace di Donald Trump per Gaza, che include in particolare il dispiegamento di una forza internazionale. Tredici membri del Consiglio hanno votato a favore del testo, che l'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Mike Waltz ha definito «storico e costruttivo». Russia e Cina si sono astenute. «Congratulazioni al mondo per l'incredibile voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutosi pochi istanti fa, che ha riconosciuto e approvato il Board of peace, che sarà presieduto da me e includerà i leader più potenti e rispettati del mondo. Questa sarà ricordata come una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite, porterà a ulteriore pace in tutto il mondo ed è un momento di vera portata storica!": cosi' su Truth Donald Trump ha commentato l'ok alla risoluzione Usa su Gaza.
Fumata bianca al Palazzo di Vetro su Gaza: con l'astensione di Mosca e Pechino e 13 voti a favore, è passata al primo colpo al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la risoluzione Usa che approva il piano di pace di Donald Trump per la Striscia e autorizza una forza internazionale di stabilizzazione per l'enclave palestinese che dovrà anche disarmare Hamas. L'ambasciatore americano all'Onu Mike Waltz ha definito «storica» la risoluzione Usa adottata dall'organismo delle Nazioni Unite. «Sotto la presidenza di Donald Trump gli Stati Uniti continueranno a portare risultati con i nostri partner», ha sottolineato, salutando «l'opportunità di porre fine a decenni di spargimento di sangue e rendere realtà una pace duratura». Dalla sua approvazione dipendeva l'avvio della fase due del piano, quella più difficile, dopo la tregua, lo scambio dei prigionieri e il parziale ritiro dell'Idf dalla Striscia. Sul voto pesava l'incognita del possibile veto della Cina e della Russia, Paese quest'ultimo che nei giorni scorsi aveva presentato una bozza alternativa che non menzionava la smilitarizzazione di Gaza, si opponeva alla permanenza di Israele oltre la linea gialla, non citava il Board of Peace per l'amministrazione transitoria dell' enclave (presieduto dallo stesso Trump) e affidava al segretario generale dell'Onu il compito di valutare le «opzioni per il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione» (togliendole così a Washington). Una linea condivisa anche dalla Cina e dall'Algeria. Ma a premere per il rapido passaggio della risoluzione americana, oltre ai paesi arabo-musulmani più importanti (Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania e Turchia), si era aggiunta anche l'Autorità Palestinese, rafforzando le possibilità di una approvazione. Per Mosca e Pechino sarebbe infatti stato difficile opporsi ad un testo sostenuto dalla Palestina e dall'intera regione, oltre che da numerosi Paesi europei.










