Il mancato assoggettamento della famiglia Vavalle del San Paolo di Bari al clan Strisciuglio è stato la causa del tentato omicidio di Nicola Vavalle, avvenuto il 18 giugno 2016 in via Caposcardicchio. L’occasione, invece, la lite che il figlio Francesco Vavalle (all’epoca 14enne) ebbe quel pomeriggio nel lido Lucciola di Santo Spirito (oggi Dieci Venti) con un buttafuori che non voleva farlo entrare senza pagare. “Kekko” Vavalle chiamò suo padre per raccontargli l’affronto, Nicola arrivò nello stabilimento balneare e picchiò il vigilante, che a sua volta sollecitò l’intervento dei vertici del clan. “La risposta doveva essere immediata e decisa – ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Trombetti – E a metterla in atto fu l’ala criminale del sodalizio”.
Un uomo con tanto di ricetrasmittente seguì Vavalle, avvisando i complici del momento giusto per entrare in azione nei pressi dell'ospedale San Paolo. In quattro arrivarono a bordo di due moto, “a volto scoperto per essere visti” ha evidenziato il pm della Dda Marco D’Agostino e scaricarono addosso alla vittima designata un intero caricatore di kalashnikov. Dieci colpi andarono a segno, l’uomo non fu ucciso “solo per miracolo”, riuscì a mettersi alla guida dell’auto e a raggiungere il Pronto soccorso.






