Qualcuno nasce per abbattere muri. La storia delle gemelle Alice ed Ellen Kessler - trovate morte a 89 anni nella loro casa di Gruenwald, nei pressi di Monaco di Baviera, dove vivevano l’una accanto all’altra, in due appartamenti confinanti, separati solo da una parete scorrevole - è soprattutto una storia di muri abbattuti.
Fino alla fine: secondo il quotidiano tedesco Bild, le due artiste avrebbero infatti ricorso al suicidio assistito, una pratica che a determinate condizioni è ammessa in Germania. La polizia sarebbe stata informata oggi, dopo che le Kessler erano già decedute. Quando sono arrivati, gli agenti hanno potuto solo constatare il decesso ed escludere la responsabilità di terzi. Avevano concordato anche la data del 17 novembre, emerge dalle testimonianze di Dghs, la maggiore organizzazione tedesca per i diritti civili e la tutela dei pazienti, così come avevano deciso di lasciare la loro eredità a Médecins Sans Frontières.
Una fine perfettamente coerente con la storia di due donne che avevano lasciato la Ddr per la Germania Ovest per seguire la loro passione: quella del ballo. Le loro erano state le prime gambe scoperte della televisione italiana, con tutto il codazzo di polemiche e gli interventi censori che l’astutissima mossa del grande Antonello Falqui si portò dietro. Sulla soglia dei 40 anni si erano poi concesse di posare per Playboy: erano gli anni Settanta, qui da noi se n’era discusso eccome, tanto che l’edizione italiana della rivista di Hugh Hefner toccò il record di copie vendute. Alice ed Ellen per la stampa degli anni del boom economico erano le «gambe della nazione», ma soprattutto artiste a tutto tondo. Perché si dà il caso che le gemelle Kessler, oltre che ballerine, fossero cantanti, soubrette e attrici. Iconiche, quando qui da noi neanche sapevamo il significato della parola.










