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Tra le caratteristiche più note dell’architettura di Parigi ci sono i suoi tetti ricoperti di lastre di zinco, il materiale che riveste circa l’80 per cento degli edifici in città, con le sue tinte blu-grigiastro. I tetti di zinco sono una parte molto importante dell’estetica parigina, ma durante le giornate di grande caldo possono riscaldarsi anche fino a 80 °C, con il risultato che nelle abitazioni agli ultimi piani in particolare si produce una specie di effetto forno, anche di notte.

Per provare a resistere chi ci vive adotta strategie come farsi una doccia fredda prima di andare a dormire o disporre teli isotermici – quelli d’emergenza – sulle finestre oppure ancora, se ne ha la possibilità, andare a stare altrove. Con l’aumento delle temperature e della frequenza di periodi prolungati di gran caldo dovuti al cambiamento climatico, nella capitale francese è aumentata la consapevolezza della necessità di interventi ampi e strutturati, che però sembrano difficili da adottare.

Secondo le analisi dell’agenzia cittadina per il clima, a Parigi negli ultimi anni la temperatura media è aumentata di 2,3 °C rispetto alla fine dell’Ottocento, più che la media globale. Nel 2019 in città si sono superati i 42 °C, e ci si aspetta che dal 2030 ondate di calore come quella della scorsa estate, o quella che nel 2003 uccise migliaia di persone in più rispetto alla media del periodo, saranno ancora più frequenti. Secondo Jean-François Hébert, ex capo della direzione generale del patrimonio artistico e architettonico francese, intervistato dal New York Times, il problema alla base è aver permesso che negli spazi immediatamente sotto ai tetti ci viva della gente.