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Ultimo aggiornamento: 14:48
La nazionale italiana ha iniziato la sfida persa 4-1 con la Norvegia al Meazza – stadio dove non ne azzecchiamo più una da tempo -, mentre Jannik Sinner stava sollevando il trofeo delle Atp Finals, dopo aver superato in due set lo spagnolo Alcaraz: è stato il momento del definitivo passaggio di testimone dal calcio al tennis. Oggi siamo un popolo di “racchettari” e arranchiamo con il pallone tra i piedi: il mostruoso Erling Haaland e i suoi fratelli ci hanno sbattuto in faccia quello che, in fondo, si sapeva. Per la terza volta di fila, ci giocheremo l’accesso al mondiale attraverso la cayenna dei playoff: è la certificazione di un sistema in crisi profonda. Attendiamo il sorteggio del 20 novembre, poi quattro di mesi di passione in vista degli spareggi di marzo 2026, con l’ansia di dover affrontare squadre che, fino a quindici anni fa, s’inchinavano di fronte all’Italia. La prima stroncatura arrivò nel 2017, nel ko con la Svezia, ma la verità è che il nostro calcio è in coma assistito dal 2010, quando gli azzurri, all’epoca guidati da Marcello Lippi, salutarono il mondiale in Sudafrica nella fase eliminatoria, ultimi nel girone dietro Paraguay, Slovacchia e persino Nuova Zelanda. Da allora, a parte i due exploit europei, con la finale persa nel 2012 di fronte alla Spagna (0-4) e il successo ai rigori contro l’Inghilterra nel 2021 a Londra, siamo retrocessi in seconda fascia.












