In pochi anni abbiamo assistito a un cambio di paradigma nel campo dei tumori dello stomaco. La prima rivoluzione è stata culturale: il paziente non ha bisogno soltanto del farmaco innovativo o della tecnica chirurgica più avanzata, ma anche di essere preso in carico dal punto nutrizionale. Perché solo se le sue condizioni fisiche sono idonee potrà ricevere le cure più adeguate. La seconda rivoluzione riguarda i progressi terapeutici, come hanno confermato anche i dati presentati all’ultimo congresso della società americana di oncologia clinica (ASCO).

A raccontare cosa significhi, oggi, affrontare una diagnosi di cancro dello stomaco sono stati tre ospiti del Festival di Salute - Francesca Bergamo dell’Irccs Istituto Oncologico Veneto (IOV), Claudia Santangelo, presidente dell’associazione “Vivere senza stomaco si può”, e Riccardo Caccialanza, direttore di Dietetica e Nutrizione clinica al Policlinico San Matteo di Pavia - protagonisti dell’incontro “Tumori gastrici, aperta la strada per curarli”.

Nuovi farmaci e nuovi bersagli terapeutici

«In questi ultimi quattro anni - ha spiegato Bergamo - abbiamo assistito all’introduzione sia dell’immunoterapia, che induce il sistema immunitario ad attivarsi contro il tumore, sia di anticorpi farmaco-coniugati, che sfruttano proteine-bersaglio presenti sulle cellule tumorali per portare la chemioterapia direttamente al loro interno. Questo meccanismo garantisce una maggiore efficacia, ma anche una migliore tollerabilità del trattamento».