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17 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:18
Diciassette anni, un’infanzia trascorsa in mezzo ai campi, in Egitto, nei pressi di Asyut insieme alla sua famiglia, coltivatori da sempre. Di qui l’amore per la terra e i suoi prodotti e il sogno di farne un’attività commerciale moderna. Decide di andare via per raggiungere il fratello già da un po’ in Europa. Il vero viaggio, come per tanti egiziani, comincia all’aeroporto di Istanbul, dove arriva in volo dopo un lungo giro. Poi il campo profughi, una prigione, l’Europa paga Erdogan perché se li tenga lui i migranti. Quattro mesi così, poi fugge con altri su una barca, stanno in mare 5 giorni dalle coste della Turchia alla Sicilia. Un mese in un centro d’accoglienza in attesa che gli facciano qualche documento per provare a costruire la sua speranza, si accorge che va tutto troppo a rilento. Il tempo passa e non va avanti, allora viene a Torino. Ci arriva il 24 aprile 2021.
Viene preso in carico dall’Ufficio Minori e collocato in una comunità gestita dai Salesiani in borgo San Paolo, viene iscritto subito ai corsi di lingua e poi alla terza media nel vicino Cpia. Mentre mi racconta delle sue maestre (Valentina, Eloisa, Sara…), un luccicone sottolinea il ricordo intenso dell’esperienza. Intanto diventa maggiorenne, l’italiano lo parla abbastanza bene e può affrontare le tappe necessarie alla realizzazione del suo progetto, lo aiutano in tanti, ma più di tutti l’educatrice di A.M.M.I. che adesso è diventata (dice lui) una sua seconda mamma.







