Classe 2003, la brasiliana Mari Froes ha i tratti della predestinata. Era ancora minorenne quando i media della sua San Paolo la descrissero come «una con il coraggio di attraversare interi universi», questo dopo appena un singolo pubblicato. Ne sono seguiti molti altri, con un successo via via crescente, ma resta l’attesa per quell’album vero e proprio che dovrebbe consacrarla definitivamente. L’artista ha trovato molto in fretta un equilibrio artistico, a cavallo fra la grande tradizione brasiliana della bossa nova e la samba e il pop globale di questi anni. Prima prova torinese alle 21 di lunedì 17 a Hiroshima Mon Amour, con biglietti a 25 euro. La data torinese battezza un tour italiano che corre verso il sold out, a riprova della popolarità di un artista che, pur debuttante, corre spedita verso il milione e mezzo di follower social.
Oggi ha 22 anni, ha pubblicato il suo primo singolo a 16. Quando ha deciso di dedicarsi alla carriera artistica?
«Se devo essere sincera è qualcosa con cui sono nata, per quanto mi ricordi ho sempre cantato. Sono cresciuta in una casa in cui c’era costantemente musica: mio papà era un appassionato di gothic rock, mia mamma sentiva tantissimi artisti del giro della musica popular brasileira, genere che negli anni Sessanta e Settanta è esploso grazie ad artisti come Caetano Veloso e Gilberto Gil».






