NEW YORK – Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a parlare con il leader venezuelano Nicolás Maduro. «Probabilmente a un certo punto ci parlerò, ma non escludo nulla» ha aggiunto, rispondendo alla domanda se escluderebbe un attacco di terra. La carta diplomatica è stata evocata domenica sera, ma non è chiaro quanto sia una svolta reale o una mossa per giustificare un attacco. In questo caso, Trump potrebbe dire di aver tentato tutte le carte ma senza successo.

L’apertura è arrivata dopo settimane di manovre militari che hanno portato nei Caraibi la più grande portaerei americana, la Gerald Ford, tre cacciatorpedinieri, una dozzina di altre navi da combattimento, un sommergibile nucleare e 15 mila soldati. E dopo che lo stesso Trump ha autorizzato raid contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti - più di 75 persone uccise in acque internazionali - e avanzato l’ipotesi di un attacco via terra per contrastare il traffico di droga e deporre Maduro. Sulla testa del presidente venezuelano, considerato dalla Casa Bianca il capo del Cartel de los Soles, un’organizzazione di narcotrafficanti, Washington ha messo una taglia da cinquanta milioni di dollari, una decisione che non facilita l’apertura di un dialogo.