Biondissima, la sigaretta perennemente in mano, e il piglio deciso di una combattente. Portava con orgoglio il nome di sua nonna, che era stata dama di compagnia della regina di Napoli, Adelina Tattilo, nata a Manfredonia (Foggia) nel 1928, da una famiglia cattolicissima e dalle origini aristocratiche (il padre era un marchese decaduto), lei stessa studiò dalle suore. Una formazione che di certo non presagiva il fatto di diventare la paladina della liberazione sessuale made in Italy.

A lei, insieme al marito Saro Balsamo dal quale ebbe tre figli, si deve il lancio delle prime riviste erotiche italiane, “Men” e “Playmen” (1967), sull’onda del successo statunitense di “Playboy”. “Adelina la sipontina” - come la apostrofava Saro, conosciuto da giovanissima perché i due erano dirimpettai nella casa romana dove la famiglia Tattilo si era trasferita dalla Puglia, aveva la determinazione e la caparbietà tipica della gente daunia.

E un grande fiuto negli affari che la portò a cavalcare il successo editoriale, anche quando il mondo stava per crollarle addosso. Tra finzione e realtà, la storia poco nota, o forse dimenticata, di Adelina, rivive ora nella miniserie televisiva “Mrs Playmen”, in sette episodi, in onda su Netflix, da subito al primo posto nella classifica delle serie più viste sulla piattaforma. Firmata da Riccardo Donna, la fiction ha nel ruolo della protagonista una riuscitissima Carolina Crescentini che incarna ambizioni, gioie e dolori di una donna, nata in una Puglia lontanissima dalla regione-cartolina di oggi, e che l’Onu inserì tra le 30 figure femminili più potenti del pianeta.