Ci sono mani e ci sono gli umani. Ma quegli arti che si sono resi protagonisti di delitti, sporchi di sangue, come si dice in gergo, possono diventare altro, un naturale terminale di un percorso interiore, spirituale, un incrocio tra fede perduta e ritrovata, una strada verso l’umanità. O verso il Paradiso.

Un regista indipendente milanese, Daniele Pignatelli, ha raccontato in un film – Io spero Paradiso – la storia di tre carcerati responsabili di omicidi (due ergastolani, Ciro e Giuseppe, e Cristiano, fine pena 2031) selezionati tra gli oltre 1300 detenuti della casa circondariale di Opera, nel milanese, per un progetto di realizzazione di ostie.

Il regista DanielePignatelli (ph. Pino Guidolotti)

La pellicola

Quelle mani che compiono reati diventano le stesse che realizzano il simbolo del corpo di Cristo, consacrate nelle chiese di tutto il mondo. “In quei giorni – racconta Pignatelli al Gusto – Ciro, Giuseppe e Cristiano arrivano a produrre tra le sei e le novemila ostie al giorno, in poco tempo oltre un milione sono state distribuite in tutto il mondo”. Oggi quell’esempio è seguito ovunque, perché da Opera è partito l’insegnamento con i tutorial video realizzati da Cristiano: più di 30 laboratori in tutto il mondo, oltre settecento famiglie coinvolte.