TREVISO Da un anno la palla ovale italiana ha il volto giovanile e cortese di Andrea Duodo, primo trevigiano eletto alla presidenza della Fir nella sua storia quasi centenaria. Classe 1971, affermato commercialista avendo raccolto l’eredità professionale del padre Filippo, Duodo è cresciuto a pane e rugby fra Benetton, Mirano e nazionali azzurre (delle quali è stato team manager, a vari livelli), fra famiglia e amicizie, dai piaceri del gioco e dell’ambiente alle attuali responsabilità “di governo”. «Mio padre era un buon portiere e pare dovesse andare al Milan, ma per la nonna contavano gli studi e lo sport non era cosa seria. Nel rugby fu coinvolto dagli amici e se ne innamorò. Con i vari Arrigo Manavello, Gianni Raccamari, Amerino Zatta, ha contribuito a far crescere la società. Io ero un bambino di salute cagionevole, timido, giocare nel freddo e nel fango mi ha fortificato, anche caratterialmente».
Quali ricordi conserva delle stagioni nelle giovanili biancoverdi?
«Allenatori come “Mato” Pavan, Martignon,Tempesta, ci hanno accompagnato nella nostra crescita, da bambini a uomini. La squadra metteva insieme ragazzi di tutti i tipi, da quelli di buona famiglia come me a chi non era così privilegiato e magari a tredici anni lavorava già. C’erano i talenti naturali come Piero Dotto e Troncon, ma poi il gruppo era unito, tutti uguali, tutti amici. Il derby con la Tarvisium era guerra, altre guerre con Rovigo e Petrarca che ritrovavamo regolarmente nelle fasi finali. E poi ricordo certe matricole che a farle oggi si finirebbe… in tribunale».






