In pieno book tour per il suo nuovo It Girl: The Life and Legacy of Jane Birkin, incontriamo Marisa Meltzer in un caffè di Carroll Gardens: dall’Upper East Side, dove abita, l’autrice bestseller sta andando a Red Hook per recuperare il cane. Ordina un cappuccino, siede dritta ed elegante. Ride poco, ma quando lo fa si illumina. Francofila, ha vissuto a Parigi quando aveva 21 anni, attratta dal mito della città: l’arte, la bellezza, la promessa della joie de vivre. Jane Birkin, con il suo stile, l’aveva convinta che quella leggerezza fosse possibile, e tanto le è bastato per appassionarsi alla biografia di questa donna.
Perché proprio lei?
"Era libera e spensierata, completamente diversa da me: io sono nevrotica, lei istintiva; io sono ossessionata dal lavoro, lei motivata meno dall’ambizione e più dalla soddisfazione artistica. Mi intrigava la persona oltre la musa e la fashion icon: una donna che ha sempre sfidato le aspettative".
Cosa ha scoperto di lei?
"Sapevo che si era trovata al crocevia tra cinema, musica e moda, e che aveva vissuto due epoche culturalmente entusiasmanti: la Swinging London degli anni Sessanta ma anche la Parigi degli anni Settanta, dove era un’outsider. A me però interessava provare a capire come lei vedesse la propria vita, come desiderasse essere ricordata. Così ho letto i suoi diari, parlato con le persone che l’hanno conosciuta, visitato archivi, la tomba e la casa dove ha vissuto con Serge Gainsbourg. Sono anche andata nel laboratorio di Hermès, dove ho assistito alla creazione di una borsa Birkin".






