Agevolazioni per i “nomadi digitali”, lavoratori che scelgono l’Italia come Paese in cui lavorare in smart working. L’idea alla quale lavora da oltre un anno il ministero per le Imprese e il made in Italy potrebbe concretizzarsi in manovra con un emendamento presentato in commissione Bilancio al Senato da Matteo Gelmetti e Paola Ambrogio di Fratelli d’Italia.
Il correttivo, per il quale si attende il parere finale del ministero dell’Economia, interviene sul decreto legislativo 209 del 2023 che attua la riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale. L’agevolazione fiscale prevista per i cosiddetti lavoratori impatriati verrebbe estesa anche ai lavoratori dipendenti, di nazionalità estera, che sebbene non altamente qualificati, trasferiscono la residenza fiscale in Italia a decorrere dal periodo d’imposta 2026.
Smart working
Con una condizione, però, cioè lo smart working. In particolare, i beneficiari devono svolgere «la propria prestazione lavorativa esclusivamente attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto a favore di datori di lavoro né stabiliti né residenti in Italia e che, durante il periodo di fruizione del regime agevolativo, non intrattengano rapporti di lavoro subordinato o autonomo con soggetti stabiliti in Italia, ad eccezione di quelli per l’insegnamento di una lingua diversa da quella italiana».







