"OGiovanni rimane con me, oppure sono disposta ad uccidere il bimbo, a uccidere me, buttandomi in mare, e a uccidere anche Paolo".

Olena Stasiuk, la donna di 55 anni che ha ucciso il figlio tagliandogli la gola, forse con un più di un colpo, lo aveva detto e lo ha fatto. La frase - non è l'unica minaccia proferita - fu pronunciata l'11 luglio 2018; fu verbalizzata dai Servizi sociali quando le fu prospettato il possibile affido esclusivo del bimbo al padre. A riferirle è l'avvocato del papà, Gigliola Bridda.

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Madre uccide il figlio di 9 anni a Muggia, il piccolo era affidato al padre

Il papà oggi è rimasto trincerato dietro il cancello di casa (dove si erano concentrati anche giornalisti e operatori) tranne che per la polizia che avrebbe raccolto dichiarazioni. Di lui si sa solo che è "completamente devastato". "Perché le è stato consentito di vederlo da sola?" senza un assistente sociale, si è chiesto l'uomo. Una risposta dovrebbe essere contenuta in una relazione che potrebbe arrivare agli uffici del ministero della Giustizia da Trieste nei prossimi giorni proprio in merito a questa decisione del tribunale civile. Come da prassi, infatti, la relazione potrebbe puntare a far luce sulle motivazioni che avrebbero portato i giudici a questa decisione. Il padre non si è mai dato per vinto, negli anni attraverso la legale aveva più volte espresso dubbi sulla psiche della donna: "La mia ex moglie può arrivare a ucciderlo. Ho visto ciò che capitava a casa", ripeteva. Almeno due i casi di violenza ai danni del piccolo uno dei quali la stretta al collo che gli causò qualche livido giudicato guaribile in tre giorni dai medici. Fatti di due anni fa. "Ricordati bene che se io muoio anche Giovanni muore con me! Non pensare che stia scherzando", avrebbe anche minacciato.