VENEZIA - A un mese da Italia-Israele, e alla vigilia della cruciale partita con la Norvegia, riesplode la polemica per gli scontri al corteo proPal di Udine. Non c’entrano appunto le questioni di calcio, bensì la risposta delle forze dell’ordine agli incidenti del 14 ottobre, culminata in 2 arresti e 13 fogli di via a carico di attivisti provenienti per la maggior parte dal Nordest. Amnesty International ritiene che siano state «commesse violazioni dei diritti umani», ma il ministro Matteo Piantedosi è perentorio: «In democrazia ognuno è libero di dire ciò che vuole, ma tutti hanno visto». Proprio dai video di quella giornata le difese contano però di ricavare elementi a sostegno degli attivisti e coerenti con la denuncia dell’ong, anche se finora i Tribunali hanno confermato le misure cautelari a carico del veneto e del friulano arrestati dopo i disordini.
Italia-Israele, scontri tra manifestanti proPal e polizia: petardi contro le forze dell'ordine. Il corteo bloccato con gli idranti VIDEO
Sotto la lente è finito il raduno conclusivo in piazza 1° Maggio, dove una frangia di estremisti aveva tentato di sfondare il cordone della sicurezza, scatenando la tensione degenerata nel ferimento di una dozzina fra agenti, militari e operatori dell’informazione. Secondo la relazione redatta da 6 osservatori di Amnesty, basata anche sulle interviste a 18 fra partecipanti e testimoni, c'è stato «un utilizzo massiccio e indiscriminato di munizioni e granate contenenti gas lacrimogeni», tanto che «la stessa Questura di Udine riporta di averne utilizzate circa 150». Inoltre è stato sostenuto che «i fogli di via obbligatori siano stati emessi illegittimamente contro persone che erano state fermate in maniera casuale e la cui “pericolosità sociale” non era stata valutata».






