Conti oggi solidi, ma prezzi presto, anzi prestissimo in rialzo. Walmart, leader di vendite scontate e costi contenuti, fotografa la bufera di dazi imposti, sospesi e sempre minacciati.
Il colosso del retail è il re dei datori di lavoro americani, con 1,6 milioni di dipendenti (il 37esimo stato dell’Unione per popolazione) e serve consumatori da una costa all’altra del Paese con oltre 4.600 punti vendita. Una presenza capillare che rende l’appuntamento con il suo bilancio la cartina di tornasole dello shock da tariffe, degli spettri di recessione e inflazione.
I numeri
E di shock si tratta: la società ha riportato un fatturato in rialzo del 2,5% nel primo trimestre fiscale 2026, chiuso il 2 maggio, a 1,65,6 miliardi di dollari, con i negozi aperti da almeno 12 mesi che hanno messo a segno il 4,5% e l’ecommerce salito del 22 per cento. Ha insomma tenuto, anche se i profitti sono calati del 12% a 4,49 miliardi.
Soprattutto, però, Walmart ha previsto sfide imminenti: rincari sono previsti fin da questo mese e continueranno in estate, effetto delle tariffe. «Faremo del nostro meglio per tenere i prezzi più bassi possibili, ma date le dimensioni dei dazi , anche a livelli ridotti, non siamo in grado di assorbire la pressione», ha affermato il Ceo Doug McMillon. Allarme ancora più esplicito dal direttore finanziario John David Rainey: ampiezza e rapidità dell’avvento delle tariffe, ha detto, sono «senza precedenti nella storia».







