«Sono 29 anni che aspetto di sapere cosa è sepolto in quel tunnel» dice l’ex giudice Guglielmo Muntoni, oggi presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma. «Ai tempi del sequestro dell’immobile trovammo un pozzo che era stato lasciato aperto come accesso possibile a un tunnel e considerato il personaggio che visse in quell’immobile, era doveroso indagare se e cosa vi fosse stato nascosto all’interno magari con l’obiettivo, per chi ce l’aveva posto, di recuperarlo un giorno». Poi gli anni sono passati, gli scavi furono interrotti e si arriva a oggi, alla ricerca di armi, esplosivi e forse resti di corpi umani, fra cui quelli del giudice Paolo Adinolfi.
Dottor Muntoni partiamo allora da qui: a lei qualcuno ha detto che lì sotto è sepolto il magistrato scomparso il 2 luglio 1994?
«È un’ipotesi, potremmo trovare armi, esplosivi, preziosi e chissà cos’altro. Quella sul corpo del magistrato è un’ipotesi. Ora possiamo capire molte cose».
Un faccendiere siciliano pentito chiese di essere ascoltato anni fa perché aveva delle importanti rivelazioni da fare. Disse che ad uccidere Adinolfi furono uomini della Banda della Magliana.










