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venerdì 14 novembre 2025
MESTRE - «Io ritengo che la Corte di fatto abbia riconosciuto il cosiddetto movente di genere: questi uomini spesso uccidono perché vogliono punire 'l'insubordinazione' della donna che non risponde più alle loro aspettative». Lo ha detto l'avvocato Nicodemo Gentile, legale di parte civile per Elena Cecchettin, sorella di Giulia, prima dell'inizio dell'udienza di appello nell'aula bunker di Mestre. «Questa - ha aggiunto Gentile - è stata una grande apertura, una spinta moderna.
E io mi auguro che da questo momento in poi l'aggravante dei motivi abbietti e futili, la corte parla di motivi spregevoli, possa essere riconosciuta in queste vicende di femminicidio che sono sempre generate da questo 'analfabetismo emotivo' di questi uomini. E quindi che anche nelle aule di Tribunale, nelle Corti d'assise, nei Palazzi di giustizia, si possa avere un approccio moderno, un approccio evoluto che tenga in considerazione queste peculiarità che ci sono proprio in vicende dove le relazioni tossiche portano anche all'acme, cioè al fatto più grave che è l'omicidio della donna».
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