In un ecosistema dell’innovazione sempre più competitivo, Neva Sgr si è affermata come protagonista del venture capital italiano e internazionale, capace di creare connessioni tra startup, industria e capitale in una rete globale di opportunità. Controllata al 100% da Intesa Sanpaolo Innovation Center, la società guidata da Mario Costantini, Ceo e General Manager, ha costruito un modello distintivo: investire in imprese tecnologiche impegnate a risolvere grandi sfide globali in quattro aree, Life Science, Climate Tech & Energy Transition, Digital Transformation e Aerospace & Manufacturing, favorendo il dialogo tra ricerca scientifica e impresa. Un ruolo centrale è riservato alla trasformazione digitale, considerata il motore di ogni cambiamento industriale ed economico. Dei circa 250 milioni di euro investiti tramite Neva First, Neva First Italia, Fondo SEI e i nuovi Neva II e Neva II Italia, 140 milioni sono stati destinati a 23 società e 4 fondi digitali. Dalla cybersecurity al fintech, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie aerospaziali, Neva sostiene le realtà più promettenti, in Italia e all’estero, offrendo accesso al network globale di Intesa Sanpaolo e a un ecosistema di competenze che unisce ricerca, impresa e capitale. In soli cinque anni, Neva Sgr è passata da scommessa a player riconosciuto a livello internazionale. Il percorso, spiega Costantini, non è stato lineare: «Fin dall’inizio abbiamo cercato di capire come lavorano realtà analoghe in Paesi dove il modello del venture capital funziona, come gli Stati Uniti. Lì questo approccio è alla base di giganti come Google, Nvidia o Moderna. Abbiamo deciso di adottarne la prospettiva e adattarla al contesto europeo, senza snaturarla. Cerchiamo nuovi leader di categoria, società capaci di cambiare lo status quo: biotech che affrontano malattie oggi senza cura, imprese che sviluppano la fusione nucleare o il quantum computing, aziende che fanno logistica nello spazio. Coinvestendo negli Usa abbiamo imparato come selezionano e gestiscono il rischio, costruendo un team internazionale anche oltreoceano. Siamo cresciuti correndo alla velocità dei mercati dove il venture funziona davvero». L’ambito della trasformazione digitale continuerà a essere centrale per voi? «La trasformazione digitale rappresenta per noi una delle grandi aree di cambiamento dell’economia. Dal quantum computing all’intelligenza artificiale fino alla cybersecurity, parliamo di settori che hanno già modificato la vita quotidiana e che muovono mercati enormi. Sono ambiti dove è possibile seguire in modo concreto i processi di crescita trimestre dopo trimestre. Abbiamo realizzato numerosi investimenti nel digitale: in Italia, per esempio, in xFarm, che digitalizza il settore agricolo, e in CyberInt, società di cybersecurity acquisita da Check Point, la nostra prima exit significativa. All’estero abbiamo puntato su Iwoca, fintech inglese ormai profittevole e in forte crescita, su Classiq, tra le realtà più avanzate al mondo nel quantum computing, e su Phosphorus, specializzata nella sicurezza per l’Internet of Things». In che modo l’appartenenza al Gruppo Intesa Sanpaolo rappresenta un vantaggio competitivo? «Per noi è un vantaggio competitivo concreto. Le società del nostro portafoglio possono infatti beneficiare dei numerosi punti di contatto che una banca di riferimento come Intesa Sanpaolo è in grado di offrire, accedendo a dialoghi di partnership con soggetti industriali o potenziali acquirenti dei loro prodotti. Molte delle tecnologie su cui investiamo richiedono progetti su larga scala, in cui entra in gioco la finanza strutturata: in questo senso, la forza e la dimensione del Gruppo permettono di aprire porte e costruire relazioni che altrimenti non sarebbero possibili. Inoltre, la collaborazione con Fideuram e Intesa Sanpaolo Private Banking ci ha consentito di aprire con successo la strategia del fondo Neva II alla clientela private professionale attraverso la piattaforma di iCapital». Come si riesce a restare competitivi in un contesto globale sempre più affollato e dominato da giganti come Stati Uniti e Cina? «Per competere in un panorama così sfidante serve consapevolezza: capire cosa si cerca, scegliere i partner giusti e mantenere il focus. I grandi progetti richiedono capitali, governance e velocità d’azione. In Europa ritengo servano chiarezza di priorità ed execution: decisioni rapide, gestione del rischio e concentrazione sugli obiettivi». Quali sono le previsioni per i prossimi tre anni? «Nei prossimi due-tre anni puntiamo a risultati concreti: contribuire alla cura di una malattia e allo sviluppo di energia pulita. Con Tr1X lavoriamo su nuove terapie cellulari per diverse patologie, come il morbo di Crohn, mentre con Commonwealth Fusion Systems (Cfs) ed Energy Dome sull’energia sostenibile. Obiettivi ambiziosi ma raggiungibili, anche in termini di ritorno finanziario». Asset, ecco le società più rilevanti presenti nei portafogli di Neva Sgr Nel portafoglio di Neva Sgr, società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo, figurano alcune delle realtà più innovative a livello mondiale, protagoniste nei settori dell’energia, delle biotecnologie, dell’aerospazio e della sicurezza digitale. È il caso di Commonwealth Fusion Systems, spin-off del MIT di Boston fondato nel 2018, che guida la corsa globale all’energia da fusione, sviluppando una tecnologia basata sul confinamento magnetico e su superconduttori ad alta temperatura per rendere la fusione nucleare una fonte energetica sicura e sostenibile. Sempre nel campo della transizione energetica c’è Energy Dome, startup italiana fondata nel 2019, che ha creato una batteria a lunga durata basata sul ciclo termodinamico della Co2, una soluzione innovativa per lo stoccaggio di energia rinnovabile che punta a rivoluzionare il mercato del Long Duration Energy Storage. La britannica Cool Planet Technologies (Cpt) ha sviluppato un processo a membrana per la cattura della Co2 dai gas industriali, riducendo costi e consumo energetico rispetto alle tecnologie tradizionali. Le sue applicazioni coprono i settori più emissivi, come cemento, acciaio, chimica e produzione energetica. Nel campo delle scienze della vita, BetaGlue Technologies, società italiana di biotecnologie, ha ideato una piattaforma di radioterapia localizzata per il trattamento dei tumori solidi. La sua tecnologia consente di concentrare la dose terapeutica direttamente nella massa tumorale, minimizzando gli effetti collaterali e aprendo nuove prospettive nella cura di neoplasie complesse come il carcinoma pancreatico. Sempre in ambito biotech, la statunitense Tr1X, fondata dalla scienziata italiana Maria Grazia Roncarolo, è impegnata nello sviluppo di terapie cellulari per malattie autoimmuni e infiammatorie. L’azienda sfrutta cellule T regolatorie di tipo 1 (Tr1), ingegnerizzate attraverso tecniche avanzate di biologia genetica, con l’obiettivo di ripristinare l’equilibrio del sistema immunitario e superare i limiti delle attuali cure immunosoppressive. Nel settore aerospaziale, D-Orbit, eccellenza italiana, è specializzata in soluzioni integrate per l’intero ciclo di vita delle missioni satellitari: dalla progettazione al lancio, fino al controllo in orbita e alla rimozione a fine vita dei veicoli spaziali. Accanto a essa opera Leaf Space, altra società italiana che gestisce comunicazioni e operazioni satellitari tramite una rete globale di stazioni di terra e software avanzati, collaborando con i principali vettori spaziali pubblici e privati. Infine, negli Stati Uniti, Phosphorus Cybersecurity Inc è leader mondiale nella sicurezza per l’Extended Internet of Things (xIoT), fornendo soluzioni automatizzate per gestire e proteggere milioni di dispositivi connessi, dalle infrastrutture industriali agli apparati domestici.
Neva Sgr, dall’AI al quantum computing | MilanoFinanza News
La società di gestione del gruppo Intesa Sanpaolo investe nelle imprese impegnate nelle sfide della trasformazione digitale






