L'escalation in Cisgiordania preoccupa gli Stati Uniti.

L'aumento degli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi che, con l'avvio della raccolta delle olive in ottobre, ha segnato un picco di violenze con morti, feriti (anche tra attivisti stranieri) e danni ad aree agricole e industriali, potrebbe "compromettere" il fragile cessate il fuoco a Gaza, dove già il piano di Donald Trump stenta ad avanzare nella cosiddetta fase due.

Ad ammetterlo è stato il segretario di Stato Marco Rubio a margine del G7, prima che nella notte tra mercoledì e giovedì avvenisse solo uno degli ultimi episodi: i coloni hanno dato alle fiamme una moschea nel villaggio di Kifl Hares, danneggiando parte dell'interno, bruciando copie del Corano e lasciando scritte sui muri con minacce ai palestinesi e al capo del Comando centrale dell'Idf, Avi Blot: "Non abbiamo paura di Avi Blot", "Ci vendicheremo di nuovo" e "Continuate a condannare", recitavano i graffiti.

Il giorno prima il comandante Blot aveva infatti condannato il raid di circa 50 coloni incappucciati a Beit Lid, vicino a Tulkarem, in cui erano rimasti feriti 4 palestinesi. Il gruppo di violenti aveva dato fuoco anche ai veicoli militari che erano intervenuti. "Così danneggiano gli insediamenti e lo Stato di Israele", aveva avvertito.