Rapine, omicidi e sparatorie.

La Banda della Magliana è stato questo ma anche molto altro. Il gruppo criminale egemone nella Roma a cavallo degli anni '70 e '80 rimarrà nella storia soprattutto per l'intricata ed efficiente rete di agganci, legami e connivenze con le figure più ambigue e le vicende più oscure della vita italiana del Dopoguerra.

I leader storici, 'Renatino' De Pedis, Abbruciati, Giuseppucci, Abbatino e il 'cassiere' Nicoletti, hanno tessuto rapporti con la grande criminalità organizzata, a cominciare da Cosa Nostra, ma hanno avuto contatti 'operativi' anche i gruppi legati all'eversione nera come i Nar, alla massoneria e alla P2.

A metà degli anni '70 la malavita romana era ancora dominata da gruppi come il ''clan dei marsigliesi'' di Jacques Berenguer e sullo sfondo operavano le ''batterie'' che nei quartieri popolari di allora, come Magliana e Testaccio, 'campavano' con rapine e usura, gioco d' azzardo. Poi quei gruppetti scoprirono la forza dell'associazione e ci fu il salto di qualità. Ad affermarsi le personalità di maggiore carisma: De Pedis e Abbruciati per i "testaccini", Abbatino e Giuseppucci per la "magliana".

Nel 1977, con il rapimento del conte Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, ucciso, dopo che già era stato versato un riscatto di due miliardi di lire, arriva la svolta, trampolino di lancio per i contatti con il mondo della droga, con esponenti di Cosa nostra del calibro di Bontade e Calò.