Su una cosa sono tutti concordi, e non è troppo presto per poterlo dire, sebbene sia soltanto il primo giorno. E cioè che è molto meglio così: alla luce del sole, letteralmente. Nessuna nostalgia neppure la più inconfessabile verso i turni pomeridiani, a sentire che dicono gli studenti. Ecco non che di colpo i disagi svaniscano del tutto: piuttosto assumono altri contorni. A partire da nodi già ampiamente messi in preventivo, come la questione trasporti.

Una prima idea viene dalla coda di auto ferme in doppia fila, qui nei pressi del civico 178 di via Re David, dov’è la sede dell’ex Provveditorato che da questa mattina ospita 36 classi del Marconi-Hack (circa 800 studenti). Venti minuti all’uscita e Alfio Lovero è già in fila in attesa del nipote. “Prima poteva andare a piedi, vivendo a Japigia – dice – adesso sono costretto a venire a prenderlo io. I genitori lavorano, e quindi devo muovermi io, anche se non dovrei, a 80 anni”.

Peggio per chi viene da fuori. “Noi siamo di Torre a Mare – dice Riccardo Corsini – Un bel problema. Prima bastava che mia figlia attraversasse la strada ed era già in stazione, poi dieci minuti di treno ed era fatta. Adesso dovrà regolarsi anche con i bus”. Ore 12,30, ultima campanella della giornata. A vedere le espressioni è un po’ come fosse il primo giorno di scuola. Com’è andato? “Poteva andar peggio, ma...”. Ma? “Ma pure meglio”.