Se la Procura meneghina sosteneva la "mancanza, apparenza e manifesta illogicità della motivazione" del Riesame, è stato lo stesso sostituto procuratore generale in Cassazione, Cristina Marzagalli, a ribadire come gli atti dell'accusa "non dimostrano la formazione, né l'operatività di un accordo corruttivo tra Alessandro Scandurra e Catella quale amministratore delegato della società Coima, non potendosi sostenere che i pagamenti delle fatture da parte di Coima a favore di Scandurra siano riconducibili ad un accordo corruttivo anziché correlate ad attività professionale effettivamente prestata da Scandurra e regolarmente contabilizzata". Quanto all'atto contrario ai doveri d'ufficio, individuato nel capo d'imputazione nella partecipazione dell'ex componente della Commissione per il paesaggio alla seduta del 5 ottobre 2023, dove si discute del progetto cosiddetto Pirellino, "si rileva la mancanza di prove circa il contributo determinante e fondamentale di Scandurra in quella seduta per la formazione del parere favorevole della commissione, la quale è composta da 11 membri, non essendovi evidenze di indebite pressioni o sollecitazioni da parte del pubblico ufficiale sugli altri membri".