Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:40

La criminalità ambientale aumenta ma le indagini diminuiscono. Questa è la conclusione che si ricava leggendo l’ultimo rapporto annuale di Eurojust, l’Agenzia europea per la cooperazione nella giustizia penale. Nonostante, infatti, si tratti della quarta maggiore attività criminale a livello globale, spesso organizzata con dimensione internazionale, che mette in pericolo interi ecosistemi e rappresenta al tempo stesso una grave minaccia per la salute umana, il numero di indagini e azioni penali in materia di criminalità ambientale a livello nazionale ed europeo rimane basso rispetto ad altri ambiti penali (addirittura al penultimo posto).

Conclusione confermata per il nostro paese dal rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, dove si evidenzia che nel 2024 è stato superato il muro dei 40mila reati ambientali (14,4% in più rispetto al 2023) con un massiccio coinvolgimento di clan criminali, ma senza un adeguato aumento delle procedure di contrasto; e si aggiunge giustamente che la maggiore criticità è rappresentata dalla complessità delle indagini sulla criminalità ambientale, che richiede conoscenze giuridiche, tecniche e scientifiche specializzate e una moltitudine di attori responsabili del monitoraggio della conformità, dell’esecuzione dei controlli, dell’individuazione dei reati e dell’acquisizione di prove. Diagnosi totalmente valida per il nostro paese dove le leggi di contrasto a questa criminalità sono troppe, non coordinate e scritte in modo tale da risultare spesso incomprensibili specie per i non addetti ai lavori.