NEW YORK – «Voglio che tu comprenda che il cane che non ha abbaiato è Trump. La vittima ha passato ore nella mia casa con lui, ma non è mai stato menzionato nemmeno una volta dal capo della polizia». Così scriveva Jeffrey Epstein il 2 aprile del 2011 alla sua complice Ghislaine Maxwell, in una delle email pubblicate ieri dai deputati democratici che riaprono drammaticamente il caso del finanziare pedofilo morto in carcere.
La Casa Bianca ha confermato che la “vittima”, inizialmente cancellata nel testo diffuso da Cnn e New York Times, era Virginia Giuffre, la ragazza abusata dal principe britannico Andrea che si è tolta la vita ad aprile. Però ha sottolineato che non c’è nulla di nuovo o di compromettente, perché i suoi incontri col futuro presidente erano già noti e la stessa Giuffre aveva sostenuto che con lui non era mai accaduto nulla di inappropriato. Quindi - attacca - l’opposizione ha pubblicato i documenti solo per distrarre l’America dalla sconfitta subita nel braccio di ferro dello “shutdown”.
Le nuove rivelazioni però tornano ad alzare la pressione su Donald Trump, perché come minimo dimostrano che era al corrente delle attività del suo ex amico pedofilo. Quindi rilanciano la spinta per la pubblicazione dei file tuttora segreti sull’indagine condotta dalle autorità federali riguardo la vita, i reati e la morte del finanziere. Documenti che Donald aveva promesso di pubblicare durante la campagna elettorale, ma poi per qualche motivo ancora poco chiaro ha deciso di negare.











