«Io ce l’ho con Allah, io ce l’ho con il profeta che mi ha tolto i diritti, che mi ha stuprata mentalmente». Ci vuole coraggio per attaccare così l’Islam, frontalmente. Per questo l’intervista a Fuori dal coro di Fatima Zahra, nata in Marocco ma ormai italiana d’adozione essendosi trasferita nel nostro Paese a 20 anni, è un pugno nello stomaco e risulterà indigesta a chi, soprattutto a sinistra, continua ad affrontare il tema integrazione con tanta leggerezza. «Non potevo parlare con nessuno, non potevo dire guarda che io non la penso come voi. Quando sono uscita dall’Islam, da lì, io sono coraggiosa, non mi zittite», rivendica con orgoglio la donna ai microfoni di Rete 4, a volto scoperto.

«Da piccolina sono stata indottrinata all’Islam, vivo in una società islamica, famiglia musulmana, cresco con questa mentalità di sottomettersi alla società islamica, all’uomo in generale. Cerco diritti dalle donne, diritti dalle donne, niente, non c'è niente nel Corano di diritti di donne zero. Trovo il versetto che dice che “le donne che disobbediscono all’uomo, bisogna picchiarle”. Cioè nel Corano in italiano c’è scritto battetele. Quindi io pensavo che a mio marito devo insegnare di picchiarmi!».