Una strada, un posto: il punto di partenza – e di appartenenza - per il viaggio in un Sud che cambia. Mappa – anche – di un’autobiografia. Via del Popolo, vincitore del premio Ubu 2023 come Miglior nuovo testo italiano è il nuovo monologo scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina: in scena da mercoledì 12 a venerdì 14 al teatro della Tosse, in Sala Campana. Una narrazione profonda, a tratti ironica, che parte da una strada, via del Popolo, in una piccola città della Calabria: per raccontare i mutamenti dell’intera società, in una cittadina del Sud stravolta dalla globalizzazione. Dove i negozi sono stati sostituiti dai centri commerciali erodendo posti di lavoro, e un modello sociale basato sulle relazioni. Ma questi duecento metri di strada sono anche altro: il racconto di un’appartenenza a un luogo, a una famiglia, a una comunità: ricordi e autobiografia che diventano un percorso di formazione. Verso la vita di adulti, la politica, l’amore, il rapporto con i padri e con le proprie radici.Il teatro di narrazione sarà protagonista anche al Nazionale, sul palco del Modena: con un’autobiografia che è anche denuncia civile. Davide Enia – autore, interprete, regista - da giovedì 13 a domenica 16 novembre porterà in scena Autoritratto: il racconto degli anni di piombo della Sicilia, “il ritratto esatto della nostra giovinezza”. A innescare la narrazione è una memoria mancata: “Io non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992”. Ma la strage di Capaci ha generato una voragine: la ferita aperta di una società assuefatta al silenzio come alle esplosioni delle bombe. Enia va alle radici profonde della mentalità mafiosa (un percorso che tratteggia anche nel suo libro Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo, edito da Sellerio). Lo spettacolo, che vede in scena insieme a Enia il musicista Giulio Barocchieri, è un’autoanalisi che ripercorre momenti biografici in cui la mafia era lì, a un passo, e che segnano un prima e un dopo: l’uccisione di Don Puglisi, l’omicidio del piccolo Di Matteo. “Una costellazione del lutto”: che appartiene a tutti i siciliani che disprezzano la mafia ma che ne portano i segni. Perché il punto – spiega - non è «capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me».