Pokrovsk è caduta? Sarebbe sicuramente una forte vittoria militare russa - a caro prezzo di perdite ma la Russia non sembra curarsene - ma non un punto di svolta della guerra. Il giro di boa a favore di Mosca richiede che a Kiev venga meno la capacità militare, economica e politica di resistere. Che dipende tanto dalla tenuta delle forze ucraine sul terreno quanto, se non di più, dal sostegno che Kiev riceve, a questo punto soprattutto dall’Europa. Sulle divagazioni ondivaghe di Washington sa ormai di non poter fare molto affidamento.
La tenace difesa di Pokrovsk, quand’anche fosse persa, dimostra che sul terreno l’Ucraina sa resistere e concede alla Russia solo avanzate costose, lente e misurate in relativamente pochi chilometri. Entro la fine dell’anno si vedrà se l’Europa se sia in grado di fare la sua parte. Quando è in difficoltà Bruxelles ama rinviare. Ma il tempo è un lusso che Kiev non può permettersi. Ieri Kiev è andata vicina ad ammettere di star perdendo Pokrovsk. Da un paio di settimane i russi la danno per presa. Gli analisti militari sono divisi sul fato della città, o meglio di quello che ne resta dopo mesi di intensi combattimenti e di bombardamenti a tappeto delle artiglierie di Mosca. Sta di fatto che fonti ucraine hanno riconosciuto che, con la copertura della nebbia che accecava i loro droni, circa 300 soldati russi erano riusciti a penetrare in una Pokrovsk strenuamente difesa. Non parlano di ritirata ma solo di combattimenti nel Nord della città. Negano che sia accerchiata. Possibile una nuova fase di letale guerriglia urbana. La nebbia meteorologica su Pokrovsk si diraderà. Sulla vera situazione sul terreno continuerà a gravare quella militare generata dalle rispettive versioni - le guerre si combattono anche in propaganda e psicologia. Sembra abbastanza chiaro che l’offensiva russa sulla città stia guadagnando terreno e la difesa ucraina, sotto pressione, sia in difficoltà. Fermiamoci qui. Non sarebbe un successo travolgente. Pokrovsk è sotto attacco russo dal luglio del 2024 - esattamente un anno e 114 giorni, non proprio una blitzkrieg. Sarebbe, tuttavia, un risultato tatticamente importante, il maggior guadagno sul terreno ottenuto da Mosca dal 2023. Quanto conta il controllo di Pokrovsk? Agli esperti militari la risposta. La città, cuore di risorse minerarie carbonifere, è uno snodo stradale e ferroviario in due direzioni: a Est, verso Donetsk e Kostyantynivka; a Ovest, verso Dnipro e Zaporizhzhia. In teoria, dà accesso al resto del Donbass che Vladimir Putin vuole incamerare. Ma questa guerra ha sfatato molte convinzioni di esperti. Prima che cominciasse, si riteneva che la Russia attendesse il terreno gelato invernale per attaccare; adesso si sostiene che l’inverno porterà a una pausa. Sorvoliamo sulla sopravvalutazione delle capacità militari di Mosca. Come racconta Giorgio Starace, ex ambasciatore a Mosca, nel bel libro La pace difficile, il generale Roberto Vannacci, allora consigliere militare dell’ambasciata, riteneva che le forze russe sarebbero penetrate in Ucraina «come un coltello nel burro». O il burro era gelato o il coltello aveva bisogno di un arrotino, o tutt’e due.










