TORINO. Il rovescio a una mano come un dipinto sul campo, il cuore e la voglia di lasciare il segno alle Finals di casa. Così Lorenzo Musetti ha battuto la stanchezza e Alex de Minaur, 26 anni, numero 7 del ranking, per 7-5 3-6 7-5.
Che partita, e che vittoria. Chiude il primo set, perde il secondo e nel terzo va sull’altalena. «Sono cresciuto, ho fatto un salto di qualità. Negli anni scorsi un match così non l’avrei portato a casa».
All’inizio l’australiano sale in cattedra, mette i piedi dentro il campo e comanda. Musetti ha male alle gambe, è troppo lontano dalla riga di fondo ed è costretto a spendere tantissimo. Troppo. Soprattutto dopo la rincorsa che da Atene l’ha portato qui, grazie alla rinuncia di Djokovic (ieri in un’intervista al programma Youtube “Piers Morgan Uncensored” è tornato sui casi spinosi: «La questione del doping è una nuvola che seguirà Sinner, come quella del Covid seguirà me»). Intanto, Musetti soffre ma resiste. Sbaglia e si rialza. Poi la partita si ferma. Dieci minuti di ansia: l’arbitro sospende il match per un malore sugli spalti (caldo soffocante, stadio zeppo). È il terzo caso in questi giorni, una persona è deceduta.
Il gioco riprende. De Minaur non perde smalto ma Lorenzo non si arrende. Che carattere. La lotta continua. Sul 5-3, Musetti serve per allungare e ritrova se stesso e le energie che pensava perdute. Invece l’adrenalina torna in circolo e lui mette in mostra il suo talento. È vittoria. Un successo importante. Sorride Simone Tartarini, storico coach: «Torino non è punto di arrivo. In mezzo c’è stata una medaglia olimpica a Parigi, una Coppa Davis e partite meno belle». Domani la grande sfida a Carlos Alcaraz che nel primo pomeriggio, sul centrale, aveva dato spettacoloprendendosi la partita contro Taylor Fritz: 6-7 7-5 6-3 il risultato. Match di alto livello e un passo importante verso la qualificazione alla semifinale per lo spagnolo. L’americano, invece, ha dovuto gestire le energie a causa di un problema al ginocchio, soffre di tendinite. «Mi accompagna da un anno. Faccio fatica a giocare due giorni di fila senza che il dolore si riaccenda». E Carlos spiega: «È stata una partita difficile. Sono orgoglioso».










