Cresce l'attenzione attorno al caso dell'ex postino di Trieste, Vito Mezzalira, scomparso nell'estate del 2019 quando aveva 66 anni, in attesa di una svolta nelle indagini che nei giorni scorsi era sembrata imminente.
Anche oggi, invece, la magistratura di Gorizia è rimasta abbottonata e in silenzio.
Il rinvenimento, il 7 novembre scorso, di resti umani in un pozzo interrato nel giardino della sua abitazione a Sdraussina (frazione di Sagrado), ha aperto una fase cruciale nelle indagini, con una serie di esami, ancora in corso.
Sono due le persone al momento indagate: la convivente dell'uomo e il fratellastro di lei, nei confronti dei quali la Procura, da tempo, aveva aperto un'inchiesta per occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato per aver percepito la pensione dell'anziano per molti anni dopo la sua scomparsa. Ogni possibile decisione cautelare è invece sospesa all'esito dell'autopsia sui resti ritrovati, indispensabile per confermare sia l'identità della vittima sia una morte per causa violenta.
Solo dopo questi accertamenti tecnico-legali la Procura potrà valutare come procedere.









