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Chi è stato un adolescente tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni Duemila ricorderà che, a quei tempi, vestirsi in un modo che oggi sarebbe considerato nel migliore dei casi un po’ pacchiano era del tutto comune. C’era chi portava cinture con fibbie decisamente grosse e jeans a vita bassa con vistose scritte sul sedere. E non era un problema indossare magliette piene di scritte, disegni e loghi, con eccessi grafici che oggi difficilmente sarebbero tollerati.
Lo stile e la moda degli anni Duemila stanno attraversando in questi anni una nuova popolarità, grazie a un’operazione di recupero nostalgico aiutata da popstar come Dua Lipa, Charli XCX, Olivia Rodrigo e Doja Cat, che ne hanno reinterpretato alcuni aspetti in chiave più contemporanea: su internet questo revival è conosciuto come Y2K, abbreviazione di “Years 2000” (anni Duemila).
All’estero la moda del periodo fu caratterizzata dalla predominanza di alcuni brand statunitensi come Von Dutch, celebre per aver creato un cappellino molto ambito, e Juicy Couture, di cui spopolarono le tute in velluto. Il più diffuso fu probabilmente Abercrombie & Fitch, noto per la sua estetica frivola e patinata e per le controversie che coinvolsero l’ex amministratore delegato Mike Jeffries, accusato di sfruttamento e abusi sessuali.






