Ancora OpenAI. Sempre OpenAI. Non passa settimana senza che il fulcro dell’Intelligenza artificiale (Ia) “made in Usa” annunci al mercato un’intesa industriale. Ieri la società, da poco tempo dedita alla ricerca del profitto, ha detto di avere raggiunto un accordo con Amazon web services (Aws). Cioè: la divisione della nuvola informatica del colosso fondato da Jeff Bezos. L’intesa, del valore di 38 miliardi di dollari e durata 7 anni, consente al papà di ChatGPT di usare l’infrastruttura di Aws la quale - va ricordato - è equipaggiata anche e soprattutto con i chip di Nvidia. Non solo. La mossa riduce, sempre di più, la dipendenza di OpenAI dal cloud di Microsoft. Al di là dell’ultima operazione, quello che impressiona è la sequela di accordi che la stessa OpenAI (di cui l’azienda guidata da Satya Nadella si è presa il 27% del capitale valutato in circa 135 miliardi) ha stipulato nel 2025.
Tanti accordi
Così, tra i maggiormente rilevanti, può ricordarsi il patto - diverse volte aggiornato - con CoreWeave che vale circa 22,4 miliardi. Poi, nel settembre corso, c’è stato il via libera al progetto - da 300 miliardi fino al 2030 - che vede coinvolti Oracle e SoftBank. Di più: sempre in settembre Sam Altman & Co si sono messi d’accordo con Nvidia, firmando una lettera d’intenti per una partnership strategica fino a 100 miliardi. L’obiettivo? Potenziare l’infrastruttura globale di calcolo di OpenAI grazie ai nuovi superchip GB200 e GB300. Ancora. All’interno di una strategia di diversificazione dei fornitori sul fronte dell’hardware, la società di ChatGPT ha stretto la mano a Advanced micro devices (Amd). L’ennesima intesa ha stabilito che Amd possa fornire microprocessori ad OpenAI, con l’opzione negli anni di diventarne azionista fino al 10%.










