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A Venezia scatta la prima operazione contro un gruppo di borseggiatrici e borseggiatori, accusati di violenze, minacce e sfruttamento di ragazze minorenni e donne incinte per costringerle a rubare

Pugni in pancia a una ragazza incinta per costringerla a rubare, coltelli puntati a dodicenni e tredicenni per obbligarle a non tornare a casa senza un bottino minimo giornaliero di 2.500 euro. È la drammatica realtà emersa dall’inchiesta dei carabinieri di Venezia, conclusasi con 23 misure cautelari emesse dal Gip Lea Acampora su richiesta del pm Giorgio Gava. Solo sei persone sono state rintracciate finora, a testimonianza della complessità dell’operazione.

Le indagini, iniziate nell’estate del 2023 e protrattesi fino alla fine del 2024, hanno portato alla luce un gruppo criminale organizzato composto per lo più da donne e uomini di origini bosniache e croate, senza fissa dimora. I reati contestati vanno dal furto in concorso a violenze e minacce, lesioni, indebito utilizzo e falsificazione di carte, ricettazione e riciclaggio. Per venti donne e tre uomini sono scattate le misure cautelari, segnando la prima volta a Venezia in cui un’inchiesta di questo tipo supera il ciclo continuo di arresti in flagranza e scarcerazioni.