Il bonus Giorgetti per i lavoratori dipendenti del pubblico e del privato che decidono di rimanere al lavoro nonostante abbiano maturato i requisiti per la pensione anticipata sarà operativo anche nel 2026.

La misura prevede che i contributi previdenziali IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) a carico del lavoratore, pari al 9,19% dello stipendio lordo nel privato e all’8,89% della retribuzione nel pubblico, vengano versati direttamente in busta paga.

Non cambia nulla, invece, per la parte di contributi a carico del datore di lavoro, pari al 23,81% dello stipendio, che continuano a essere pagati all’Inps. L'incentivo erode solo in minima parte l’importo dell’assegno previdenziale, dal momento che riduce temporaneamente la crescita della quota contributiva.

Insomma, chi è arrivato alla soglia della pensione anticipata, ma preferisce restare in ufficio, potrà trasformare anche nel 2026 la propria quota di contributi in un aumento immediato dello stipendio. Nel privatoil bonus Giorgetti per i lavoratori che matureranno entro il 31 dicembre del prossimo anno i requisiti per la pensione anticipata darà diritto, come detto, a un incremento lordo (esentasse) dello stipendio del 9,19%.

Dunque, chi ha una retribuzione lorda mensile di 2.500 euro riceverà con l'incentivo 230 euro in più al mese nel 2026. Parliamo di un guadagno extra annuo di tremila euro lordi. In presenza di una retribuzione di 1.740 euro al mese, cifra che per intenderci corrisponde alla paga base di un metalmeccanico di livello D1, l'incentivo determinerà un incremento lordo di 160 euro al mese nel privato. Con una retribuzione di duemila euro lordi al mese si beneficerà invece di un aumento di 185 euro al mese, 2.400 euro lordi l'anno. L'asticella sale a 275 euro quando lo stipendio mensile del lavoratore privato che rinuncia alla pensione tocca i tremila euro lordi. Chi guadagna cinquemila euro lordi prenderà circa 450 euro in più al mese.