Ombre. Insinuazioni. Accuse velate e indirette. Il Clostebol non lascerà mai Sinner. Ci sarà sempre qualcuno a ricordarla, ad adombrare sospetti, a riparlarne in modo che nascano dubbi.
Tocca a Nole. Baci e abbracci sottorete. Critiche mascherate davanti a un microfono. Giù le racchette, su le polemiche.
Djokovic non è mai stato diretto come Kyrgyos, ossessionato dall’italiano e attaccato duramente dal giorno in cui è spuntato il caso della pomata. Ma è sempre stato critico. Allora parlò di “una mancanza di protocolli standardizzati e chiari”. Accusando anche di favoritismi: “Ci sono giocatori che aspettano da più di un anno che il loro caso venga risolto. Quindi il problema sono l’incoerenza e la mancanza di trasparenza. Sono stato davvero frustrato, come la maggior parte degli altri giocatori, dal fatto che siamo rimasti all’oscuro per cinque mesi. La maggior parte dei giocatori pensa ci sia del favoritismo. Sembra si possa quasi influenzare l’esito se sei un top player, se hai accesso ai migliori avvocati e a determinate risorse”. Ora, in un’intervista a Piers Morgan, tornare a parlare di Sinner così: “La questione del doping è una nuvola che lo seguirà, così come la nuvola del Covid seguirà me”.










