VENEZIA - Sotto la scalinata della Stazione ferroviaria di Santa Lucia risuonano le note di Monteverdi. Tirati fuori gli spartiti, fiati e percussioni dell’Orchestra della Fenice intonano la toccata dell’Orfeo. Attorno un piccola folla, per lo più di addetti ai lavori: sono artisti e tecnici arrivati da una mezza dozzina di teatri - dalla Scala ai Pomeriggi musicali di Milano, dal Regio di Torino al Comunale di Bologna, dal Verdi di Trieste dall’Arena di Verona - per portare la loro solidarietà ai colleghi veneziani. Un inizio in musica, ieri, per la nuova manifestazione organizzata dalle maestranze della Fenice contro la scelta del soprintendente Nicola Colabianchi di nominare Beatrice Venezi direttore musicale della Fenice dall’ottobre del prossimo anno. Contestata per merito (il curriculum non giudicato all’altezza) e metodo (la mancata condivisione).
«Dalla Fenice all’Italia salviamo la cultura e il lavoro» recita lo striscione srotolato nel piazzale. Quando il corteo si incammina un amplificatore mobile diffonde le note di Vivaldi. Per oltre due ore e mezzo si snoda così, tra campi e calli della città, fino all’arrivo davanti alla Fenice. Oltre un migliaio di partecipanti, a detta degli organizzatori. 500, forse di più, seconda la polizia. Ci sono le bandiere dei sindacati, lo striscione dei giovani di Saledocks, quello di Articolo 21. Tra la folla qualche consigliere comunale di opposizione: i dem Giuseppe Saccà e Monica Sambo, Gianfranco Bettin (Avs), Sara Visman (5Stelle), Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme). Ci sono anche tanti abbonati storici della Fenice. E soprattutto i rappresentanti degli altri teatri che, in un percorso a tappe, leggono i loro messaggi di solidarietà.







