Due dimissioni al vertice, quelle del direttore generale e della direttrice News e attualità. Le scuse pubbliche del presidente della Bbc, Samir Sha, per gli «errori di valutazione» commessi. Una lettera di Donald Trump che minaccia azioni legali per diffamazione. La destra britannica, dall’attuale leader dei Conservatori all’ex premier Boris Johnson, che denuncia «la istituzionale parzialità della Bbc». Arriva persino la soddisfazione del governo israeliano per l’allontanamento dei due dirigenti, prova della «natura faziosa della copertura mediatica su Israele», si legge nel comunicato.
Trump licenzia i giornalisti: “Non si parla male di me”
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ALBERTO SIMONI
Anche questo tsunami di conseguenze e reazioni conferma che il servizio pubblico britannico è un interlocutore globale, che smuove e attira critiche e interesse in tutto il mondo. La partita non riguarda solo alcuni dirigenti o alcuni programmi. Compito arduo, infatti, non prestare il fianco alla minima accusa di parzialità, cercando equilibrio e imparzialità mentre gli altri soggetti istituzionali usano la clava. Così accade che un documentario andato in onda più di un anno fa, “Trump: a second chance”, sulla sua seconda candidatura alla presidenza americana, diventi un nuovo “casus belli”. Puntata ora rimossa dal sito Bbc: in un passaggio di alcuni minuti, con un montaggio scorretto si accreditava la versione che Trump avesse attivamente chiamato i suoi seguaci all’assalto violento del Congresso nel gennaio 2021. Lui, invece, aveva giocato sul filo delle parole invitando «a fare sentire la propria voce ma pacificamente».












