BYD ritiene l’Europa il mercato più importante e quello che ha il maggiore potenziale per accogliere gli obiettivi della casa di Shenzen che nel 2024 ha raggiunto vendite globali per 4,3 milioni di veicoli, ottenuto quasi al 90% in Cina, e per il 2025 aveva previsto 5,5 milioni di pezzi dei quali 800mila fuori dai confini in vista di un 2030 nel quale metà delle vetture prodotte dal gruppo cinese dovrebbe trovare acquirenti sui mercati esteri.

Ebbene, le cose non stanno andando proprio così. In ottobre le vendite sono state di quasi 442mila unità, il 12% meno delle 503mila dello stesso mese del 2024, continuando un trend già rilevato a giugno (-10,1%) e ripreso in agosto (-5,5%) e settembre (-6,1%) dopo un luglio stagnante (+0,6%). Circostanza che ha consigliato di ridimensionare gli obiettivi annuali a 4,6 milioni di unità (-16%) mentre i ricavi sono scesi del 3,1% e i profitti del 32,6% nel terzo trimestre.

Dunque BYD vende di meno e vende peggio, ovvero con sconti superiori. Questo sta accadendo in Cina a causa della feroce competizione interna e per i dazi verso l’Europa dove BYD viaggia fortissimo: nei primi 9 mesi si è passati da 23.216 a 80.807 unità (+248,1%) e va ancora meglio in Italia dove nei primi 10 mesi si è passati da 1.597 a 16.743 immatricolazioni (+948,40%) e la Seal U che, partendo da 438 unità è arrivata a ben 12.057 unità nella versione DM-i con un progresso del 2.652,7% e il primato tra le ibride plug-in.