«La casa è allo stesso tempo rifugio e prigione, protezione e limite. La casa è un’immagine della nostra condizione: luogo del radicamento, ma anche soglia verso l’ignoto». Con una citazione di Octavio Paz da “Il labirinto della solitudine” Francesco Zanot introduce la settima biennale di Foto Industria, la manifestazione promossa da Fondazione Mast che sino al 14 dicembre invaderà pacificamente Bologna con dieci mostre (tutte a ingresso gratuito) sotto il titolo “Home”. E non poteva essere più attuale questa Biennale di fotografia affrontando una delle questioni più scottanti della cronaca, perché se avere un tetto sopra la testa è un diritto in realtà per molti è un lusso.
L’opera di Jeff Wall, “Volunteer”, 1996 (credit Jeff Wall. Courtesy: Glenstone Museum)
Foto Industria prende quindi il pubblico per mano e lo conduce in un viaggio lungo la storia, tra passato e presente, nelle grandi città e nei piccoli borghi per capire che la casa in fondo è il paradigma di noi stessi. «In queste mostre si parla naturalmente di architettura, del costruire perché la casa è innanzitutto uno spazio fisico ma questo è solo il punto di partenza perché le abitazioni sono anche un prolungamento del nostro corpo, sono uno spazio affettivo, un insieme di oggetti, ricordi, atmosfere – spiega Zanot - E ancora allargando ancora di più la visione la casa corrisponde al luogo a cui sentiamo di appartenere».







