A Report, sempre Report, ancora Report. Ed è di nuovo scontro tra il Garante della Privacy e il programma di Sigfrido Ranucci. Secondo l’Autorità a tutela dei diritti personali, l’inchiesta della trasmissione Rai sul caso degli smart glasses di Meta, prevista in onda stasera, è «destituita di ogni fondamento, frutto o di una scarsa conoscenza della disciplina della materia o, peggio, di malafede». E non si tratta un giudizio meloniano ma della valutazione di un organo indipendente. Secondo cui il servizio di Report viola alcuni aspetti relativi alla privacy sia degli utilizzatori degli smart glasses sia delle persone riprese.
E comunque: Ranucci, che pure ha subito un tremendo attento su cui ancora va fatta piena luce, pratica un giornalismo d’attacco e di denuncia, sempre e comunque, che sentendosi al riparo di ogni possibile critica - visto che il conduttore di Report è stato oggetto di un attentato e gode di una protezione politica incondizionata - spazia su tutto e cerca ogni volta di stupire. Di fare scandalo, di stare al centro del circuito mediatico-politico con colpi ad effetto. Non per forza ben fondati e ben documentati. Il Garante della privacy sottolinea, in una nota ufficiale, come «nessun rischio, neppure potenziale, di danno erariale sia mai stato configurabile nel corso del procedimento» e auspica che stasera «il programma si astenga dal trasmettere, nei termini annunciati, il servizio». L'Authority si riserva «ogni opportuna valutazione in ordine alle iniziative da assumere nelle sedi competenti».










