"Sta emergendo un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell'Autorità Garante per la Privacy che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell'intero consiglio". La richiesta arriva dalla segretaria del Pd Elly Schlein, all’indomani della nuova puntata di Report e dopo l’intervista a Repubblica a Guido Scorza, uno dei componenti del collegio del Garante della privacy, nominato dal Parlamento, in quota cinque stelle.

Le inchieste di Report, continua la leader dem, hanno rivelato “un sistema gestionale opaco, caratterizzato da numerosi conflitti di interesse e da una forte permeabilità alla politica. Senza un azzeramento e una ripartenza sarà impossibile ricostruire la fiducia dei cittadini nell'istituzione che deve tutelarne i diritti e assicurare la necessaria terzietà del collegio, anche rispetto alla politica", conclude Schlein.

La stessa richiesta arriva anche da Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd, e dal M5S. “L'Autorità per la Privacy è ancora un organo di garanzia? – domanda il dem – Se lo chiede in un'intervista a Repubblica, anche Guido Scorza, uno dei quattro componenti del collegio del Garante della privacy, per il quale si è innescato qualcosa che sta minando alla radice l'indipendenza e l'autorevolezza percepite dell'Autorità. Le ultime settimane ci consegnano uno scontro senza precedenti tra Report, il settimanale d'inchiesta giornalistica di Rai Tre, e la stessa Autority”. Ruotolo ricorda la multa al programma Rai e il caso scoppiato dopo la visita di Agostino Ghiglia, membro del Garante, ex esponente di Alleanza nazionale, il giorno prima della sanzione, in via della Scrofa, sede nazionale di Fratelli d'Italia. "È evidente che ci troviamo di fronte a un conflitto di interessi macroscopico - prosegue Ruotolo - a una sovraesposizione inaccettabile per chi dovrebbe garantire imparzialità e indipendenza”.