Se un cane parla bisogna stare ad ascoltarlo con molta attenzione. No, non ci riferiamo a Chico, il maltipoo più celebre di Instagram che discetta di “bistecchine” e “podomori” tra una disputa con kato e una giusta reprimenda al suo compagno Francesco Taverna. In Parola di Cane (Baldini+Castoldi) è un immaginario e simbolico Cane (con la maiuscola e in prima persona, anche se dietro all’invenzione letteraria ci sono Sara De Cristofaro e Lauretana Satta) a dare consigli, suggerimenti, talvolta anche necessari e diretti avvertimenti agli umani lettori. Certo, stiamo parlando di un rapporto speciale che risale alla notte dei tempi e si è evoluto nei millenni di coabitazione diventata oramai intima e casalinga.
Un “legame e una relazione veramente straordinari” ma che, come dice l’autore canino del libro, non sono affatto “scontati”. Non solo il cane va compreso nelle sue caratteristiche psicofisiche profonde, e a breve ve ne raccontiamo alcune di incredibili, ma soprattutto non deve essere percepito come un “sacrificio” o una “sorpresa”. In Parola di cane, l’autore canino fa proprio della richieste, quasi delle suppliche, verso l’umano distratto, superficiale, infastidito, poco empatico. Il tentativo è quello di far conoscere le specificità che caratterizzano il cane e lo differenziano dall’uomo o dalle ovvie e semplici similitudini, in parte non del tutto fuorvianti, del bambino da accudire. Ad esempio partiamo da una specie di prima legge delle sacre tavole canine: “Essere cane vuol dire che posso usare il mio olfatto sempre”. Inutile, guinzaglio o non guinzaglio (c’è un capitolo anche per quello), da soli o in compagnia, parco, area canina o marciapiede che sia, il cane deve poter usare quell’incredibile meraviglia del suo tartufo o naso. “Annusare è essenziale per la mia natura canina per cui nelle uscite devo essere libero di fermarmi, annusare, esplorare, conoscere, anche quando quello su cui mi fermo è per voi disgustoso o orribile”.








