A sinistra c'era chi pensava che sfruttando la guerra trasversale sul "terzo mandato" e l'addio obbligato di Luca Zaia, il Veneto potesse tornare "contendibile". Bene, a pochi giorni dal voto delle prossime regionali il verdetto del sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera è semplicemente impietoso: il candidato del centrodestra Alberto Stefani, anche lui della Lega, ha al momento ben 36 punti di vantaggio sul suo sfidante Giovanni Manildo, sostenuto da Pd e Movimento 5 Stelle.
I numeri sanno di "plebiscito in saor", o "in pearà" a seconda delle preferenze gastronomiche venete: Stefani è dato al 62,8%, numeri che a oggi il Pd si sogna anche nelle sue ultime roccaforti elettorali, l'Emilia Romagna e la Toscana. Per Manildo, a lungo considerato non vera alternativa ma outsider se non addirittura uomo-cannone, si registra un misero 26,9 per cento. Per onore di cronaca, Pagnoncelli registra anche le previsioni per gli altri candidati governatori. Riccardo Szumski di Resistere Veneto è dato al 5,7%, comunque dignitoso, davanti alla sorpresa Marco Rizzo di Democrazia sovrana e popolare, che si ferma a un 2,7% di nostalgici comunisti (ma forse non solo) e a Fabio Bui di Popolari per il Veneto, all'1,9 per cento. Se il Veneto è da tempo considerato un feudo leghista e più in generale del centrodestra, nonostante alcune eccezioni locali come Padova e Verona, questo voto lo conferma una volta di più.









