Il ruolo delle banche «a sostegno dell’economia senza esitazioni» è confermato dai numeri. C’è una ripresa dei prestiti alle imprese, mentre quelli alle famiglie, mutui in primis, sono in crescita da mesi, certifica il direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni. Ma meglio prepararsi per tempo alle nuvole, «alle sfide globali», per difendere i risultati e confermare il ruolo di propulsore per le imprese e per la crescita. Le banche lo sanno bene: «Il 2026 sarà un anno più complesso per il settore europeo e in particolare per quello italiano» avverte anche il presidente, Antonio Patuelli da Firenze nel corso del tradizionale seminario annuale con i giornalisti. E quindi anche se gli istituti sono «solidi e sanissimi» non possono «dare per scontato risultati come quelli del 2024 e del 2025», tra tassi di interessi in calo che comprimono i margini e possibile correzione delle Borse». Le banche sanno bene anche di dover tener conto dei rischi in aumento all’orizzonte, tra crediti deteriorati (il tasso è stimato al 3% nel 2026 rispetto al 2,6% del 2024) e crisi di impresa in aumento (a giugno i fallimenti erano già in crescita del 18%), sottolinea Rottigni, oltre che dell’effetto del clima dazi, degli affanni nel resto d’Europa e delle pressioni geopolitiche. Mentre rimane ingente lo sforzo di investimenti del comparto richiesto dalla cybersicurezza. Nessun riferimento diretto da parte di Patuelli alla Legge di bilancio all’esame del parlamento che prevede un contributo da 9,6 miliardi al comparto, sia chiaro. Un contributo già definito «gestibile» poco prima dal direttore generale Rottigni, lì in prima linea con i dirigenti dell’Abi per fare il punto sugli scenari all’orizzonte e per sottolineare che «anche in un contesto positivo, va rafforzata la capacità delle banche di affrontare le sfide» . Nell'antica sala della fondazione Carifirenze, è arrivato chiaro il messaggio anche del presidente: attenzione, perché banche «solide e sanissime», seppure così sottoposte alla concorrenza anche dall’estero, «hanno un ruolo propulsivo per combattere la stagnazione in Ue e per favorire una più forte ripresa dello sviluppo». Ma sono anche «un utile presupposto per contribuire al riconoscimento di un miglior rating per l’Italia». Considerando che il nostro Paese «ha diritto oggi a un rating migliore guardando alla forbice eccessiva con gli altri», dice Patuelli. Non solo. Gli istituti sono «utili per favorire un clima di migliore reputazione e maggiore fiducia verso l’Italia», alla base degli investimenti. Ma le banche, sottolinea, «sono anche un pilastro nella sottoscrizione dei titoli del debito pubblico italiano». Continueranno a farlo, assicura Patuelli anche con i Btp non più in cima ai rendimenti tra i titoli di Stato Ue. Come dire: le banche servono così solide al Paese. Considerando anche che le regole del gioco sono diverse tra Usa e Ue. «Servirebbe una revisione del quadro regolamentare Ue che favorisca la competitività. Non una deregulation, ma un quadro più efficiente», come sottolineato da Rottigni e dal vicedirettore generale Gianfranco Torriero con riferimento al tavolo per la semplificazione aperto in Ue.