Alla Casa Bianca, Donald Trump incontra il premier ungherese Viktor Orbán, «un amico che l’Unione europea dovrebbe rispettare di più», e apre all’esenzione per Budapest dalle sanzioni americane sull’energia russa. Poi rilancia l’idea del vertice con Putin nella capitale ungherese, quando il russo deciderà che è arrivato il momento di farlo: il pallino è a Mosca. Davanti ai giornalisti, i due concordano che la guerra non ci sarebbe mai stata con Trump al potere, e che sono stati «fatti molti errori» da Biden e dall’Unione europea. Trump ora preme sul dialogo, non sulla linea dura. «Si sta valutando per l’Ungheria – dice - l’esenzione dalle sanzioni su petrolio e gas russi, perché per loro è molto difficile ottenere energia da altre aree. Sapete, non hanno il vantaggio del mare». Orbán annuisce: «Il problema degli oleodotti non è ideologico o politico, è una realtà fisica, per noi vitale». E, secondo Bloomberg, l’accordo è già definitivo.
I due leader si intendono. L’Ungheria importa oltre l’80 per cento del suo greggio da Mosca attraverso l’oleodotto Druzhba, chiede perciò una deroga per comprare energia russa senza violare le restrizioni americane. Trump, possibilista, già prima del bilaterale lascia che filtrino indiscrezioni su un’intesa più ampia: Budapest firmerà un accordo con gli Stati Uniti per l’acquisto di combustibile e tecnologia nucleare, l’obiettivo è diversificare le forniture e ridurre la dipendenza da Mosca. Per Orbán, «un passo verso la cooperazione energetica con gli Usa». Poi il discorso si sposta sulla guerra. «Siamo d’accordo che finirà presto», attacca Trump. E si volta verso Orbán: «Tu diresti che l’Ucraina non può vincere?». «Sapete, i miracoli possono accadere», ribatte l’ungherese. «Vero», replica Trump: «Il punto è che loro non vogliono ancora fermarsi ma credo che lo faranno, la guerra sta avendo un impatto enorme sulla Russia».












