Quando ieri mattina Maurizio Landini ha annunciato la proclamazione dello sciopero generale contro la manovra per venerdì 12 dicembre, abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Eravamo sinceramente preoccupati per il fatto che non avesse ancora resa nota la data della terza mobilitazione generale della Cgil nel 2025. L’ottavo quest’anno se si considerano anche quelli proclamati dalle sigle autonome. Un record. Ma, si sa, il troppo stroppia e allora ecco che l’ennesimo sciopero generale ha avuto il risultato di spaccare l’unità sindacale. Sì, perché se Landini con la sua Cgil viaggia spedito nel muro contro muro con il governo di centrodestra, le altre due sigle hanno deciso di prendere strade diverse.

La Uil di Pierpaolo Bombardieri deciderà martedì 11 quale forma di mobilitazione attuare, ma ha già fatto sapere di apprezzare la detassazione degli aumenti contrattuali e di essere contrario alla parte su fisco, pensioni e sanità. La Cisl di Daniela Fumarola, invece, vede nella manovra il primo tassello di quello che chiama «Patto della responsabilità» tra le forze riformiste e il governo per affrontare le emergenze del Paese e rafforzare la crescita. Poi c’è l’Ugl, che ieri era in piazza per i rider, che giudica positivamente la manovra: «Il taglio dell’Irpef rappresenta un segnale concreto di attenzione verso la classe media e il mondo del lavoro e va nella direzione giusta», spiega il segretario generale Paolo Capone. Dunque l’unico sindacato confederato a bocciare in toto la manovra è la Cgil di Landini, che definisce la manovra «ingiusta e sbagliata», chiede che «ci siano risorse aggiuntive perché il rinnovo dei dipendenti pubblici non sia una mancia».