La guerra in Ucraina non ha risvolti drammatici solo per le devastazioni e i continui attacchi ai civili nelle città, impedisce anche cure mediche adeguate per mancanza di risorse e perché si dà priorità ai militari rimasti feriti al fronte. Ed è quello che è capitato a Varvara, ora 12enne, e alla sua famiglia.
Nel marzo del 2022 furono costretti a fuggire da Berdiansk, sul mare di Azov, durante l’inizio dell’invasione russa. Si rifugiarono prima a Leopoli e poi si trasferirono a Cernivci al confine con la Romania, sulla carta la zona più tranquilla di tutto il Paese. Ma ad agosto 2025 la piccola avvertiva continui dolori al collo ed è stata sottoposta, dopo una lunga attesa, a una risonanza magnetica i primi giorni novembre.
Il risultato ha fatto sprofondare i genitori nell’angoscia: rabdiosarcoma al collo, un tumore maligno molto aggressivo. Ora Varvara ha bisogno di cure immediate che nell’Ucraina martoriata non può più ricevere. Per questo motivo si è mobilitata l’associazione del Canavese, «La Memoria viva». Il responsabile organizzativo, Roberto Falletti, partirà domenica sera per Leopoli per prendere in carico la famiglia, in attesa della protezione temporanea, e portarla in Italia per garantire alla bambina le cure adeguate. Ma anche il volontariato ha dei limiti e per questo «La Memoria Viva» sulla sua pagina Facebook ha aperto una sottoscrizione per cercare i finanziamenti per questa missione sperando nella generosità delle persone davanti a una guerra che per molti versi sembra ormai dimenticata.








